Alla ricerca di un business model nel regno dei contenuti FREE
On free goods and value
Back in the early days of the Web, every document had at the bottom, “Copyright 1997. Do not redistribute.” Now every document has at the bottom, “Copyright 2008. Click here to send to your friends.” So there’s already been a big revolution in how we view intellectual property. So it’s not so much the question of what’s owned or what’s not owned. It’s a question of how can you leverage the assets you have to realize the most value ...via mckinseyquarterly.com
Sono completamente d'accordo con Hal Varian...
Capisco che per chi produce contenuti ci siano dei costi, capisco che se i contenuti sono di qualità i costi possano esser anche alti, ma il punto è non considerarli più una proprietà privata in concessione.
Con il web il modello di business dell'advertising non può reggere i costi di chi ha redazioni e strutture di qualità.
Perchè online i contenuti sono tanti, continuamente condivisi (o copiati) e la vera difficoltà non sta nel trovare una diversa lettura delle cose, quanto al contrario nel trovare l'attenzione di un lettore.
In questo mondo del free, chi fino a ieri è andato avanti con contenuti di qualità sorretto dall'advertising, deve riguardare la catena del valore dei contenuti (ma sul web stavolta) e capire dove può veramente esprimere valore...
A parer mio chi sino ad oggi ha saputo produrre contenuti di qualità, è alla sua capacità di filtrare, di distinguere il segnale dal rumore, che deve pensare in quest'analisi, perchè è lì che tutti noi abbiamo bisogno di migliorare, è li che i Sig. dell'editoria ci possono veramente sorprendere!


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